In ricordo di Myron S. Rosander, un carismatico protagonista del mondo dei Drum Corps
Lo scorso 20 dicembre 2015 ci ha lasciato Myron Steward Rosander, un personaggio celebre e carismatico nel mondo dei Drum Corps, che ha dato un grande contributo d'innovazione a tutto il settore coreografico e visuale della nostra attività
Lo scorso 20 dicembre 2015 ci ha lasciato Myron Steward Rosander, un personaggio celebre e carismatico nel mondo dei Drum Corps, che ha dato un grande contributo d'innovazione a tutto il settore coreografico e visuale della nostra attività: riprendendo l'iniziativa di IMSB, vogliamo anche noi pubblicare l'intervista che Myron ha rilasciato a Jeff Davies di Drum Corps World in occasione della sua nomina a Drill Designer e Visual Tech dei Phantom Regiment, nella stagione 2010. In quell'occasione uscì dalla sua penna "Into the Light", uno show che ha segnato la storia del DCI e di tutto il movimento.
La traduzione è di Sara Casella (IMSB).
Intervista a Myron S. Rosander, visual designer di "Phantom Regiment".
Con l'annuncio della nomina di Myron Rosander come nuovo visual designer, si sono accese le speranze di molti fan e molte famiglie di player di Phantom Regiment. Non sapete chi sia Myron? Impossibile, ma se così non è, eccovi un breve "riassunto" per presentarvelo.
Dal 1976 fino a tutto il 2005 Myron Rosander ha lavorato con i Santa Clara Vanguard come artista, istruttore, visual designer e assistente del Corps Director. Nel 2000 Rosander ha ricevuto il prestigioso premio "Gail Royer Memorial Vanguard of the Year", il riconoscimento più alto che possa essere conferito all'interno dell'organizzazione Santa Clara Vanguard. Ulteriori crediti a lui attribuibili all'interno del Drum Corps International sono rappresentati dalla sua attività di designer, con la quale ha raggiunto il podio nel campionato del mondo di DCI; nel 2002, con uno show da lui disegnato, i Cascades (Seattle, Washington) sono arrivati in finale e nel 2006 i Madison Scouts, sempre con uno show firmato da lui, sono diventati i campioni del mondo.
Recentemente Myron ha disegnato gli show dei Bushwackers (Harrison, New Jersey), gruppo molto rispettato nel campionato Drum Corps Associates (campionato dedicato a player di tutte le età). Nel 2005 e nel 2006 ha lavorato come visual designer per la L.D. Bell HS Marching Band (Hurst, Texas) e durante questo biennio questo gruppo ha concluso il campionato Bands of America tenutosi ad Indianapolis (Indiana) piazzandosi rispettivamente al terzo e al secondo posto.
Inoltre Myron ha lavorato come membro dello staff di DCI ed è l'autore e protagonista di molte pubblicazioni su "Today's Music Educator", "Drum Corps World" e "DCI Today", nonchè organizzatore di numerose clinic; durante questi 25 anni ha tenuto clinic per marching band e winter guard in tutti gli Stati Uniti ed è un giudice molto rispettato sia nel circuito BOA, sia nelle competizioni indoor indipendenti per winter guard e percussioni.
Jeff Davis (JD): Abbiamo dimenticato qualcosa nell'introduzione che gradiresti aggiungere?
Myron Rosander (MR): No, è più che sufficiente per sottolineare gli aspetti generali riguardanti la mia carriera... e per farmi sentire abbastanza vecchio! Ma va bene, perchè suppongo di lavorare "da un po' ".
JD: Dopo aver conosciuto vari designer, alcuni pressoché sconosciuti, devo confessarti che mi sono profondamente emozionato nel sapere che il Corps [Phantom Regiment, ndr.] aveva scelto un designer del tuo livello. Mi piacerebbe moltissimo sapere come ti è stato proposto questo incarico, se ci hai dovuto pensare per un po' prima di accettare e perchè sembra ci sia stato un lapsus nella tua carriera di designer dopo il 2006.
MR: Grazie mille per queste parole gentilissime Jeff, le apprezzo veramente molto. Per quanto riguarda il "come" sia iniziata questa "odissea", posso dirti in tutta onestà che son stato io stesso a contattare i Phantom Regiment per primo. Naturalmente per spiegare come questo sia accaduto occorre che vi racconti cosa mi sia capitato negli ultimi anni, delle complicazioni mediche che mi hanno rapito dall'attività che amo.
Questo è quello che mi chiedono sempre molte persone e, onestamente, è un argomento molto personale di cui non è per nulla facile parlare. Tuttavia penso che i lettori veramente interessati probabilmente hanno diritto a sapere la storia che sta dietro alla mia lunga assenza. Farò del mio meglio per evidenziare (e smorzare) i punti salienti di tutto ciò che mi è accaduto, quindi vi prego di essere pazienti con me.
Dopo una lunga carriera come istruttore e designer dei Santa Clara Vanguard decisi che era arrivato il momento di andarmene dopo la stagione 2005. Trascorsi un anno con i Madison Scout nel 2006, ma a causa di cause di forza maggiore, ho dovuto, con non poca esitazione e dispiacere, lasciare l'organizzazione dopo una breve, ma memorabile, stagione.
La prima difficoltà di quell'anno fu il venire a conoscenza di problemi di salute che non condivisi con nessuno. Col senno di poi, è stato un errore. Ero malato, perdevo peso molto velocemente e il mio lavoro ne soffriva. Non ero assolutamente in grado di dare quel massimo sforzo creativo che desideravo offrire.
In realtà i problemi erano iniziati ancora prima, nel 2005, ma avevo continuato ad ignorarli finchè ormai non era troppo tardi. Ho goduto del tempo trascorso con gli Scouts e alla fine della stagione ho ricevuto una giacca del drum corp come segno di riconoscimento. L'annuncio mi apparve per e-mail e lo trovai curioso, quasi emozionante. Quella giacca degli Scouts è uno dei miei oggetti più preziosi perchè racchiude tutti i ricordi del tempo trascorso con loro.
Dopo i Madison Scouts, ero pronto a lavorare come Visual Designer per i Boston Crusaders. Era l'anno 2007, ma a Gennaio fui colpito da una malattia potenzialmente mortale che mi ha "escluso dai giochi". Il 31 Gennaio 2007 mi diagnosticarono un'infezione al fegato in stadio finale che, per quanto riguarda quella malattia, è il peggior scenario che si potesse verificare. Inoltre mi diagnosticarono un'infezione ai reni al quarto stadio di evoluzione, ad un soffio dalla necessità di dialisi permanente. Sostanzialmente si trattava di una sindrome da disfunzione multi-organo.
A causa della gravità delle mie condizioni, la prognosi originale mi dava solo tre o quattro mesi di vita e pochissima (se non nulla) possibilità di guarigione. Non era possibile effettuare un trapianto perchè semplicemente non avrei potuto vivere abbastanza a lungo per sottopormi all'operazione. Nessuna emozione è comparabile a quella che si prova quando si viene informati che si sta per morire e che è troppo tardi per rimediare alla cosa. Nonostante la fede, quella è stata un tipo di paura che non avevo mai provato prima.
Beh, il riassunto è che passarono 3 mesi, ne passarono 6, passò un anno e, incredibilmente, ero ancora vivo. Detto questo, dopo 18 mesi passati ad entrare ed uscire dall'ospedale, la mia condizione continuò a migliorare col passare del tempo. Ovviamente la cosa sconvolse i medici, la mia famiglia e miei amici più cari, sconvolse persino me, che ero preparato per la mia fine incombente.
Ora son passati 3 anni e la mia infezione ai reni è perfettamente rientrata ed il mio fegato si è rigenerato in modo da permettermi di vivere una vita abbastanza normale. È folle e fantastico per come può suonare, ma mi è stata data una seconda occasione e ora sono molto più in salute, abbastanza da poter collaborare con un drum corps e per potermi godere tutte le cose meravigliose che la vita ha da offrire.
Semplicemente, è stato un miracolo. Non posso rigraziare abbastanza i medici, ma soprattuto la mia famiglia, i miei genitori e i miei amici per la guarigione fisica e spirituale che è avvenuta. È davvero difficile da descrivere, ma tutto ciò mi ha dato motivazione e mi ha spinto ad andare molto più avanti di quanto potessi desiderare nella mia vita. È stato semplicemente travolgente.
E questa è la lunga strada che mi ha portato ai Phantom Regiment nel 2010! Mi sono impegnato per cambiare prospettiva e impressione su qualcosa che è iniziato così terribilmente e questo mi ha portato a cercare i Regiment (e i Mandarins), che mi hanno dato la possibilità di tornare a disegnare show. Persino un anno fa non mi sembrava possibile e i tentativi di farmi apprezzare erano falliti miserabilmente, per questo non volevo nemmeno più provarci.
In ogni caso, mi avvicinai ai Regiment la scorsa estate dopo la conclusione della stagione del campionato DCI. Inizialmente contattai il Direttore Esecutivo Rick Valenzuela, che conosco dai tempi trascorsi insieme nei Santa Clara Vanguard. Dopo ciò, il Coordinatore del Programma Dan Farell che da lungo tempo collabora con i Phantom Regiment colse la palla al balzo e iniziò a muoversi qualcosa. Dopo un colloquio, in qualche modo fui nominato (tra moltissimi altri candidati) nuovo visual designer dei Phantom Regiment.
Penso che gran parte della decisione fosse fondata sul dubbio che io fossi veramente capace di ideare begli spettacoli, se fossi veramente in salute dopo aver mollato improvvisamente i Crusaders a fine 2007. E' veramente fantastico ed affascinante osservare come si susseguono gli eventi della vita. Ma sono qui, e sono veramente grato oltre ogni misura esprimibile a parole per l’opportunità datami.
JD: Quale sarà l'entità totale di responsabilità che avrai all'interno del drum corps?
MR: Originariamente pensavo che dovessi essere semplicemente il visual designer e che pertanto quello sarebbe stato il mio ambito di responsabilità. Ma i Regiment hanno dimostrato un forte interesse nei miei confronti, osservandomi tra lo staff ed i membri del gruppo e mi vorrebbero tra di loro anche per insegnare ai membri. Certamente tutto ciò non inizierà pienamente che prima dello Spring Training, che io sto aspettando con ansia.
Spero che io possa essere in grado di portare un poco della mia esperienza e della mia conoscenza ai membri del corps, siccome insegnare è il mio unico reale divertimento, molto più che ricevere riconoscimenti o sviluppare design da solo.
Ancora però il mio lavoro sarà anche di tirar fuori le qualità del "vero" staff, di coloro che assieme ai membri del corps rendono lo spettacolo realtà. Lo status di drill designer è insignificante e grigio in confronto a quello che accade ogni giorno sul campo. Chiunque abbia mai marciato in un gruppo sa perfettamente cosa io intenda.
JD: Probabilmente sto ultra-semplificando la cosa, ma, per il fan medio, sembra che i programmi di visual migliori tendano a sacrificare la musicalità in favore di movimenti visual "scavezzacollo". È possibile sviluppare un programma di visual competitivo ed innovativo che permetta al corps di suonare per davvero un pezzo melodico piuttosto che 4 battute, break di 32 battute di percussioni durante il quale si eseguono questi movimenti "scavezzacollo"?
MR: Questa è una domanda lecita e che si sente sempre più frequentemente negli ultimi anni. Lo standard del visual design e le responsabilità multifisiche che sono coinvolte non sono qualcosa che se ne andrà tanto presto. Comunque io penso che tu faccia riferimento ai sempre maggiori gruppi che si impegnano in movimenti espressivi (danza) come mezzo di espressione artistica.
Ci sono stati molti fattori che hanno contribuito e guidato il loro sviluppo, come la diretta influenza degli Star of Indiana nel 1993, i Blue Knights e l'approccio di Robbie Billings e i suoi "movimenti con i musicisti", che per il suo decennio sono stati veramente all'avanguardia.
A parer mio, la velocità di movimento dei drill è diminuita ed è stata in qualche modo rimpiazzata o aumentata dall'espressione della tecnica del ballo che porta alla creazione di nuovi set, nuove sfide, nuove responsabilità, ma anche a bellezza.
Non facendo riferimento a questa evoluzione, non sono propriamente sicuro che il visual design, solo per moda, abbia introdotto quello stile di musica "chop and bop" che spesso sentiamo. Penso che più un prodotto della generazione di oggi.
Il programma totale è l'idea e, per questo approccio, spesso nasce nel designer il desiderio di combinare molte frasi musicali e molti stili assieme. Al contrario molti sosterrebbero che la varietà e la minor durata della frase musicale offrano molta più sostanza al programma totale.
Il mio parere personale è che, come la maggior parte delle cose nella vita, la verità probabilmente sia nel mezzo. Ma una melodia ininterrotta può e spesso riesce a suonare molto più reale di qualsiasi altra cosa. Potrà sembrare strano o eccentrico al fan medio, nessuno però sviluppa dei set per innervosire o annoiare a morte il pubblico con il suo stile. È semplicemente il caso in cui, col passare del tempo i processi si evolvono, in bene o in male, in qualcosa che risulta essere sempre più un ibrido della loro forma canonica.
Inoltre l'esperienza del membro medio di drum corps è più o meno la stessa di uno di 30 anni fa. Spesso dico che il burro di arachidi e le caramelle jelly hanno lo stesso sapore che avevano nel 1976, quando avevo 15 anni. È così che funziona.
JD: Se dovessi etichettare il tuo "visual style", come lo descriveresti?
MR: Oh oh... Etichette. Sono abbastanza contro l'etichettare le cose, ma capisco cosa tu intenda. Se posso essere spinto, penso che l'etichetta del mio stile sia "guidato dalla musica e dall'arte". La mia motivazione per ciò che vedo, e più importante, per ciò che sento, viene direttamente dagli istinti che nascono in me dal programma musicale. Per me, la musica viene sempre al primo posto. Ciò può voler dire l'inclusione di una frase audace, un triplo fortissimo, dove gli ottoni gemono e le battecche delle percussioni volano sopra la testa del player, fino al sottile, unico suono di un campanello nella pit.
Tutto ciò conta tantissimo e deve essere espresso con il mezzo visuale in un modo che sia unico dal designer. Più facile a dirsi che a farsi, posso assicurarlo. Ma questa è la mia responsabilità e, più importante ancora, è l'opportunità di portare in un susseguirsi di eventi una visione unica dell'arte.
So che molte persone sono suscettibili al chiamare tutto ciò una forma d'arte, ma sta tutto nel modo in cui si guarda alle cose. Per esempio, il Jazz è inequivocabilmente una forma d'arte americana, come i suoi drum corps. Ed entrambi hanno seguito una strada simile per quanto riguarda la loro evoluzione e la loro complessità.
I blues e le versioni più semplici del Jazz hanno portato al be-bop e ad altri microstili. Sempre Jazz rimane, cambia semplicemente il modo di approcciarvisi. Questi approcci multipli hanno avuto luogo nel corso del tempo anche nel mondo dei drum corps. C'è spazio per tutti, ma a volte la motivazione è puramente competitiva.
Comunque, è come un ciclo naturale. Penso che noi stiamo vedendo questo cambio di direzione ora che la divisione sta diminuendo, quando molto gruppi stanno cercando di ristabilire la loro identità o di trasformarsi in qualcosa di completamente nuovo. Ancora una volta, penso che il palco sia grande abbastanza da contenere tutti gli stili che stanno fiorendo.
Ad ogni modo, riportando il tutto alla prospettiva di visual ed al mio stile personale, tutto è incentrato sull'arte per me. Sono sicuro che le carte su cui ho sviluppato (e svilupperò) i miei drill show non finiranno al Louvre di tra 500 anni vicini ai quadri di Da Vinci e degli altri grandi dell'arte, ma musicalmente e visualmente, penso che siano unici. In realtà, i lavori del drill designer Michael Gaines per i Cavaliers dovrebbero avere un posto al Louvre, secondo me.
Scherzi a parte, è solo una questione di arte, sottigliezza e musicalità della frase visuale. Questo è ciò che per me è importantissimo. Bei movimenti di drill show vanno e vengono e ne ho scritto qualcuno io stesso.
Ma il fattore che sostiene e rende memorabile un drum corps è l'emozione che un programma ed una performance trasmettono al pubblico. Questa è la forma d'arte e, più di ogni altra cosa, è ciò che il pubblico ricorderà per sempre.
JD: Quando si sviluppa un programma di visual insieme, che cosa usate tutti come motivazione o giustificazione al di fuori della musica stessa?
MR: La musica, come ho dichiarato, è la fonte principale per me. Il mio istinto, basato sui miei sentimenti è un vero elemento che mi porta a sviluppare idee originali. Le mie altre ispirazioni spesso vengono dal mondo della danza. Il Mark Morrison Dance Group of Brooklyn (New York) ha avuto l'influenza più forte su di me quando si è trattato di creare arte.
La visione di Morris del palcoscenico e il suo rapporto con i ballerini ed i corpi di ballo è fantastico, veramente. Il suo stile è incredibilmente bilanciato, organizzato ed ironico ed è probabilmente molto più vicino alla nostra attività. Ce ne sono anche altri, come Twyla Tharpe, Alvin Ailey... la lista potrebbe continuare.
Altre ispirazioni vengono dalle mie creazioni precedenti, non perchè qualcuna di esse sia particolarmente riuscita, ma per le grandi scoperte che ho fatto nello svilupparle. Ho imparato così tanto riguardo la struttura, la prospettiva, il colore e la delicatezza che nascono dalla pittura che esse mi rapiscono ancora.
Ovviamente ho dipinto solo per poco tempo e son un completo autodidatta, che è un modo carino di dire che ho dipinto alcune tra le peggiori cose immaginabili, tutto in nome dell'imparare e dell'andare avanti rispetto ad una moda purista, per ripulirmi dalle lezioni di arte seguite in classe e delle tecniche ivi apprese. Provare ed errare, con enfasi sull'errare, è la via che mi ha aiutato a sviluppare questa breve esperienza di pittore.
L'ironia in tutto ciò è che rispecchia alla perfezione come io abbia imparato a sviluppare dei drill design. Le due cose sono sinonime, una cosa che io non avevo intenzionalmente pianificato di raggiungere.
Le cose si sono semplicemente evolute in ciò che sono e ho trascorso un poco di tempo preoccupato di ciò che la gente potesse pensare, se fosse giusto o sbagliato. Tutto ciò che si può fare è il proprio meglio e, cosa più importante, cercare di non abbandonare i propri performers nel processo di sviluppo. Ancora una volta, più facile a dirsi che a farsi a volte.
JD: Ho letto che alcuni sono preoccupati del fatto che i Regiment possano assomigliare ai Vanguard. Non penso sia un problema, ma come indirizzeresti queste preoccupazioni?
MR: Questa è un'altra bella domanda che sento spesso. Molte persone han sostenuto che i miei drill con gli altri gruppi fosse "SCV specific", cioè specializzati sui Santa Clara Vanguard. La verità è che lo stile di spettacolo dei SCV era un'idea che, nei miei molti anni di lavoro, ho sviluppato con loro e per loro.
Lo stile dei Vanguard non mi ha costruito, era più di una nuova e diversa direzione che io volevo prendere, volevo portare il corps ad un nuovo livello, oltre i miei predecessori. E, per così dire, sono stato fortunato.
La questione è che ci sono certi aspetti che mi garbano da un punto di vista artistico ed è quasi impossibile per me ignorarli e non considerarli. Detto ciò, sto ancora cercando di reinventare il mio stile e ciò è già avvenuto un paio di volte nel corso del tempo. Penso che molta gente spesso non associ il ragazzo che scrisse il drill "Il Fantasma dell'Opera" per lo show della fine degli anni 80 dei SCV allo stesso ragazzo che ha sostenuto la direzione artistica e lo stile minimalista dei Vanguard nel miei anni più tardi con loro.
Perciò so che è possibile. Ed è questo il punto su cui lavorerò per i Phantom Regiment nel 2010. Voglio che sia un nuovo inizio per entrambi, non collegato al mio passato, forgiato da una nuova vibrazione creativa.
Se posso essere assolutamente sincero, mentre manterrò i Regiment ad un livello di identità che rispecchi la loro gloriosa storia, dovrò avere attenzione per quelle persone che, spero, in futuro si lamenteranno di uno stile troppo "Regiment specific". Questa è la mia missione e ne sono davvero entusiasta.
JD: c'è un'idea di show che non è ancora stata sviluppata ma che ti piacerebbe portare sul campo?
MR: Ci sono molte idee che mi vengono in mente e le scrivo su un diario. Quella che sovrasta tutte le altre è quella di presentare il "Ravel's Bolero" completo, il più possibile fedele all'originale. Lo show inizierebbe, come nell'originale, molto molto minimale. Poi, continuerebbe a crescere costantemente, liberamente per tutta la parte centrale per poi restringersi e placarsi nella conclusione.
Certo, si chiuderebbe con un grande finale in crescendo... esattamente come l'originale e con lo stesso ritmo regolare. Nessun adattamento o compromesso, solo purezza. Questo sarebbe lo show nel suo insieme.
A dire il vero ho presentato quest'idea durante la stagione di pausa ancora nel 2002 ai SCV e, nonostante il brillante compositore ed arrangiatore Jim Casella fosse della mia stessa idea, ha incontrato forti resistenze da parte di altri. In tutta franchezza, questa resistenza è stata opposta a giusto titolo, visto che si trattava di un'idea veramente rischiosa. Il problema è stato che io sono sempre stat nella condizione di riuscire a rispondere alla domanda "perchè?" per quanto riguarda il concetto artistico dello sviluppare lo show nella sua totalità, ma non sono mai riuscito a rispondere al "come?".
Una conversazione che non vorrei mai affrontare è quella con i genitori di un ipotetico Billy, cassista che ha "solamente" pagato 2000 dollari in tasse per il tour, che non comparirebbe nemmeno per 5 minuti nello show.
Inoltre, le limitazioni di tempo, anche se dal 2002 sono migliorate radicalmente, non sono ancora sufficienti a far si che uno spettacolo del genere possa essere messo in campo nello stile purista con cui è stato pensato. Magari sarà possibile, un giorno o l'altro, non si può mai dire.
JD: "Into the Light" (The new moon in the old moon's arm), ho avuto la sensazione di sentirmi come se fossi "in diretta". Puoi dirci qualcosa riguardo lo show e il tuo approccio agli elementi di visual?
MR: Questa è un'idea che ho proposto per la primissima volta ai Regiment nel Settembre 2009 ed è stata attuata subito, non appena in nostro entusiasmante arrangiatore per fiati JD Shaw ha avuto l'idea perfetta per l'arrangiamento musicale. E ti dirò, ha avuto ragione su tutta la linea, siccome la personificazione del sentimento della bellezza e della natura che la attraversa è eccezionale. Era esattamente quello che speravo.
Al momento (primavera 2010), sia JD che maestro e arrangiatore per le percussioni Paul Rennick lo hanno presentato in maniera splendida, è tutto molto movimentato e magnificamente produttivo. Detto ciò, è molto importante notare che questo show è "concept-driven", cioè guidato dal concetto base, e non basato su una storia con una linea temporale predefinita. Di per sé questo aprirà ai Regiment una nuova via. È certamente una novità assoluta rispetto alle produzioni più recenti, ma ha in sé tutto il potere e la passione che sono i Phantom Regiment. La ragione per cui lo dico è perchè sarà un'esperienza per tutti vissuta nella musica.
Con riferimento al nostro programma per il 2010, infine, "Into the Light" riguarda il cerchio della vita che si apre come un fiore, un fiore di una bellezza e di un'innocenza da togliere il fiato. Poi si sviluppa, il cerchio gira tra prove e tribolazioni che accadono nello spazio e nel tempo. Tutto si risolve in glorioso finale, come se si passasse attraverso un portale che conduce in un altro mondo. Francamente, è una cosa eterea, indescrivibile e spirituale, come se i suoni fossero tutto ciò che può essere definito bellezza, molto semplicemente.
Per me questo programma ha un significato speciale. Come in molti grandi libri e film, i soggetti tratti o direttamente influenzati dalle esperienze di vita sono spesso i migliori. Nel mio caso, lascerò che la mia recente esperienza mi guidi, sperando in una via che mostri la genuinità e l'onestà della natura in tutta la sua bellezza.
Più di ogni altra cosa, questo è ciò che spero di portare ai Regiment nel 2010.






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